Percorso di Valutazione Integrata 2E (Twice exceptional)
Percorso psicodiagnostico avanzato per la valutazione integrata delle caratteristiche di plusdotazione cognitiva e di altre neurodivergenze negli adulti
Premessa
L’esperienza maturata in questi anni, unita allo studio approfondito delle manifestazioni dello “spettro” delle neurodivergenze negli adulti, mi ha gradualmente condotto a variare l’approccio alla valutazione della plusdotazione cognitiva. Infatti, mi trovo molto spesso a dover rispondere alle domande dei miei clienti relativamente a caratteristiche “miste”.
Capita infatti che una persona si identifichi primariamente nelle caratteristiche della plusdotazione cognitiva ma che si riconosca anche tratti che fanno pensare all’autismo ad alto funzionamento o al Disturbo da deficit di Attenzione e Iperattività/Impulsività (ADHD) o che spesso, sotto a profili cognitivi spiky (ovvero “a punte”, caratterizzati da un funzionamento intellettivo disomogeneo, con marcate discrepanze tra abilità molto elevate e competenze nella media o deficitarie) si nascondano uno o più disturbi specifici dell’apprendimento.
Mi sono quindi resa conto che non è sufficiente l’esame del solo profilo cognitivo unito alla valutazione del funzionamento socio-emotivo per restituire un profilo completo del funzionamento cognitivo e neuropsicologico in caso di sospetto di una neurodivergenza, ma quasi sempre si rende indispensabile uno screening iniziale per valutare se vi possano essere tratti marcati associati da altre neurodivergenze, che possano motivare una diagnosi piena.
Tuttavia, è necessario evidenziare che molto spesso al profilo di plusdotazione si sovrappongono tratti affini ad altre neurodivergenze che non saturano i criteri richiesti per una diagnosi. Del resto, la letteratura scientifica conferma un’ampia sovrapposizione e probabilità di compresenza tra le neurodivergenze.
E’ importante quindi identificare correttamente l’intensità con cui si manifestano tali caratteristiche, per non perdere informazioni utili all’inquadramento completo e quindi a eventuali successivi trattamenti terapeutici e farmacologici e per fornire al cliente un profilo completo delle sue caratteristiche, indispensabile per mappare le risorse e i punti di debolezza e ideare strategie di potenziamento delle risorse.
Di cosa si tratta
Che cos’è
Il percorso di valutazione integrata 2E è un percorso avanzato che serve a identificare profili di doppia o anche tripla eccezionalità nell’ambito delle neurodivergenze. Non è solo una valutazione psicodiagnostica mirata all’identificazione di determinate categorie nosografiche ma un percorso di riconoscimento e identificazione di tratti neurodivergenti e di come essi si esprimono nel mosaico unico e irripetibile del tuo profilo.
L’obiettivo
L’obiettivo finale del percorso di valutazione integrata è rappresentare il tuo personale e unico profilo e l’intersezionalità dei tratti neurodivergenti. Le caratteristiche neurodivergenti possono costituire differenti sfumature di una stessa entità (es. Plusdotazione) oppure saturare i criteri per l’identificazione di differenti manifestazioni fenotipiche sovrapposte che si influenzano vicendevolmente: Plusdotazione, ADHD, DSA, Autismo ad alto funzionamento (livello 1).
Perchè indagare tutti i tratti
La configurazione dei tratti neurodivergenti è pressochè unica per ogni individuo, e dà vita a un mix complesso che è alla base delle tue potenzialità e delle tue sfide quotidiane. Conoscere in quale grado le differenti entità si manifestano nel tuo profilo, influenzando lo stile cognitivo, emotivo e interpersonale può fornire le chiavi fondamentali per l’autocomprensione delle tue dinamiche interne e di tanti vissuti attuali e passati.
I principi guida del Percorso Avanzato
- Si tratta di una complessa integrazione di profilo cognitivo, neuropsicologico ed emotivo e non solamente della restituzione del tuo Quoziente Intellettivo o dei punteggi di questionari;
- Ha lo scopo di favorire il cambiamento e la crescita personale, superando la fredda comunicazione di etichette diagnostiche ma coinvogliendoti nella riflessione sul tuo funzionamento;
- L’esito sarà quello di costruire una narrazione potenziante, esplorando senza giudizio il tuo funzionamento e il tuo profilo neurobiologico e valorizzando i tuoi punti di forza;
- Si ispira a due pilastri fondamentali: l’ottica neuroaffermativa e l’assessment collaborativo.
Ottica Neuroaffermativa
Sposta il focus da ciò che è percepito come un “deficit” o un “problema” a ciò che è differenza neurologica (come l’alto potenziale, l’autismo, l’ADHD). La neurodivergenza non è vista come qualcosa da correggere, ma come una variazione naturale della mente umana.
Tale visione implica che le difficoltà riscontrate dai soggetti neurodivergenti non siano esclusivamente inerenti alla loro biologia, ma risultino spesso dall’interazione tra un sistema nervoso specifico e un ambiente sociale non progettato per accoglierlo. Pertanto, l’intervento non mira alla correzione della persona, ma alla valorizzazione delle sue caratteristiche peculiari e alla rimozione delle barriere contestuali, riconoscendo la dignità di ogni differente modalità di processamento delle informazioni.
Assessment Collaborativo
Trasforma il tradizionale processo di valutazione in un’esperienza di crescita.Tu non sei solo il “soggetto” da valutare, ma un attivo co-conduttore del processo. Insieme definiamo le domande chiave che ti conducono da me (es. “perché fatico a mantenere l’attenzione?”) e interpretiamo i risultati dei test alla luce della tua storia personale.
L’obiettivo è rendere la valutazione un intervento terapeutico breve. Già durante il percorso, si stimola la consapevolezza e la comprensione di sé, fornendo un significato più profondo e utile ai tuoi comportamenti e alle tue esperienze. In questo modo, la valutazione diventa il primo passo verso il cambiamento positivo.
A chi è rivolto
Fasi del percorso di valutazione
Consulenza plusdotazione e 2E
Primo incontro di consulenza che serve a identificare le caratteristiche ascrivibili a plusdotazione o altra neurodivergenza e a identificare le aree di difficoltà legate a tali caratteristiche. Al termine del colloquio ti dirò se vi sono i requisiti per proseguire con la valutazione psicodiagnostica e per quale neurodivergenza.
Anamnesi (raccolta dati)
Approfondimento della storia personale, scolastica e lavorativa. Decideremo insieme il percorso di valutazione, con definizione esatta del numero di incontri. In base a quanto concordato, riceverai via mail un preventivo dei costi.
Indagine approfondita del funzionamento
Utilizzo di test e questionari neuropsicologici e di funzionamento socio-emotivo validati (screening per ADHD, Autismo, e DSA, e approfondimento di aspetti emotivi e relazionali) per cogliere l’intersezione tra alto potenziale e altre neurodivergenze e misurare le fragilità che mascherano il potenziale o come il potenziale compensi profili sottostanti di ADHD, Autismo o DSA.
Esame del profilo cognitivo
Somministrazione della Scala Wechsler (WAIS-IV) (in presenza a Bologna) o della batteria Reynolds 2 (online a distanza) per mappare accuratamente il tuo profilo cognitivo. L’obiettivo non è ottenere il semplice Quoziente Intellettivo, ma un profilo dettagliato per identificare l’asimmetria tipica della 2e.
Analisi integrata e Relazione scritta
Analisi integrata dei risultati e stesura della relazione clinica dettagliata (circa 20 pagine), un documento che va oltre il semplice referto, offrendoti una mappa strategica per la tua vita futura.
Sessione di restituzione
Incontro per tradurre i risultati in un piano di azione concreto, rispondendo alle tue domande e definendo i prossimi passi (es. supporto specifico, orientamento, strategie di coping, accomodamenti).
Psicoeducazione (Opzionale)
In caso di identificazione di neurodivergenza, il percorso può essere seguito da incontri di confronto (da 1 a 3/4) sulle strategie cognitive, emotive e relazionali per affrontare le caratteristiche più disadattive e promuovere le tue potenzialità.
Cosa otterrai: La tua Mappa Funzionale
Riceverai una Relazione Clinica Dettagliata (circa 20 pagine) che includerà:
- Risultati dettagliati WAIS-IV: Analisi qualitativa e quantitativa di tutti gli indici e i subtest.
- Profilo di Funzionamento 2e: Spiegazione dell’intersezione tra Alto Potenziale e altre neurodivergenze.
- Sintesi clinica e diagnostica: Inquadramento completo e diagnosi differenziale.
- Strategie e raccomandazioni: Suggerimenti pratici e personalizzati per l’autoregolazione, il lavoro, lo studio e il benessere emotivo.
- Riferimenti per altre figure: Indicazioni utili per comunicare il tuo profilo a terapeuti o al contesto lavorativo/universitario.
Costi e Opzioni
Primo incontro di Consulenza: €125 (60 minuti)
Percorso di valutazione integrata 2E: A partire da €860
(5 incontri = 8 ore di colloqui/test + scoring + relazione scritta 20 pag.)
Colloqui di psicoeducazione: €75 (50 minuti)
Pagamento richiesto con bonifico 24h prima. Possibilità di rateizzazione. Spese sanitarie detraibili.
Tempistiche
Durata di ogni incontro: da un’ora a circa due ore e trenta minuti
Durata totale del percorso: circa 2 mesi e mezzo
Gli incontri dedicati alla valutazione con strumenti psicodiagnostici avvengono a cadenza settimanale.
La restituzione dei risultati con consegna della relazione scritta avviene a circa un mese e mezzo dall’ultimo incontro dedicato alla valutazione.
Per chi NON è questo percorso
- Cerchi solo il QI: Se l’obiettivo è un semplice numero (es. per curiosità), il mio percorso è eccessivo. La mia valutazione mira alla comprensione profonda della funzione neurobiologica.
- Vuoi una diagnosi veloce: La valutazione della Doppia Eccezionalità richiede rigore. Se l’obiettivo è un referto in una singola seduta o al minor costo, non posso garantire lo standard di accuratezza necessario.
Domande frequenti
Affrontare un percorso di valutazione diagnostica per la neurodivergenza o la plusdotazione è un passo significativo, spesso accompagnato da molti interrogativi. In qualità di specialista, il mio obiettivo è rendere questo processo un’occasione di scoperta e chiarezza, riducendo per quanto possibile il carico di stress che l’incertezza può generare.
Ecco le risposte alle domande più frequenti che ricevo in studio.
Mi devo preparare agli incontri?
Non è richiesta alcuna preparazione formale o studio preventivo. Il valore della valutazione risiede proprio nella spontaneità e nell’autenticità della persona. Ciò che risulta davvero determinante è la tua storia di vita e il modo in cui percepisci il mondo.
Se senti che può aiutarti a gestire l’ansia, puoi appuntare su un foglio o sul telefono alcuni episodi della tua infanzia, difficoltà ricorrenti o caratteristiche che senti appartengano al tuo modo di essere. Questi appunti possono servire come traccia durante il colloquio clinico, ma non sono in alcun modo obbligatori. L’aspetto fondamentale è che tu possa sentirti libero di essere te stesso, senza la pressione di dover “performare” o rispondere correttamente.
Posso fare il primo colloquio e poi decidere?
Certamente. Il primo colloquio è uno spazio conoscitivo essenziale, sia per me che per te. In questa fase esploreremo le tue motivazioni e valuteremo se gli strumenti diagnostici a mia disposizione siano effettivamente i più indicati per rispondere ai tuoi quesiti.
Al termine di questo primo incontro, potrai decidere in totale autonomia se proseguire con l’iter diagnostico completo o se fermarti. La relazione terapeutica e clinica si basa sulla fiducia e sul consenso: è importante che tu ti senta a tuo agio con il professionista e con il percorso proposto prima di impegnarti nelle fasi successive.
Soffro di ansia e sono molto emotivə, questo può falsare i risultati?
Molte persone che si rivolgono a uno specialista per la neurodivergenza convivono con livelli elevati di ansia o con una spiccata sensibilità emotiva. Questo non è un ostacolo, ma un dato clinico prezioso che fa parte del quadro complessivo.
In qualità di psicodiagnosta, il mio compito è distinguere tra lo “stato” (l’ansia del momento dovuta al test) e il “tratto” (il tuo modo abituale di funzionare). Gli strumenti che utilizziamo sono standardizzati e la mia osservazione clinica terrà conto del tuo stato emotivo. L’emotività non falsa i risultati, anzi, spesso offre informazioni preziose su come il tuo sistema nervoso reagisce agli stimoli e alle sfide cognitive. Il mio impegno è quello di creare un ambiente protetto e non giudicante per permetterti di esprimerti al meglio.
E se poi non risulto neurodivergente?
Questa è una preoccupazione molto comune. Bisogna considerare la valutazione non come un esame “dentro o fuori”, ma come un processo di comprensione profonda. Se l’esito non dovesse confermare un profilo di neurodivergenza o plusdotazione, il lavoro svolto non sarà stato inutile.
Escludere alcune ipotesi è un passaggio essenziale per fare chiarezza e per orientare lo sguardo verso altre spiegazioni del tuo vissuto. L’obiettivo finale non è solo l’etichetta diagnostica, ma fornirti una restituzione dettagliata che dia senso alle tue fatiche e ai tuoi punti di forza. In ogni caso, uscirai dal percorso con una maggiore consapevolezza di te e con indicazioni concrete su come gestire le tue specificità nella vita quotidiana.
Timori frequenti prima della valutazione
È comprensibile che l’idea di sottoporsi a una valutazione susciti timori profondi. Spesso queste paure non riguardano solo i test in sé, ma l’immagine che abbiamo di noi stessi e il modo in cui ci collochiamo nel mondo. In qualità di specialista, il mio ruolo è accogliere queste fragilità e trasformarle in strumenti di consapevolezza.
Ecco alcune riflessioni per affrontare i dubbi che senti più urgenti.
Ho paura di avere la conferma di essere “stupidə”
Il termine “stupidità” non appartiene al linguaggio clinico né alla realtà del funzionamento umano. La valutazione cognitiva non serve a stabilire quanto vali, ma a capire come lavori. Ogni cervello ha una configurazione unica: ci sono aree di grande efficienza e altre che richiedono più fatica.
Spesso, chi teme di essere poco intelligente ha semplicemente vissuto per anni cercando di adattarsi a standard non adatti al proprio modo di processare le informazioni. Scoprire il proprio profilo cognitivo serve a smettere di colpevolizzarsi per le difficoltà e a iniziare a valorizzare i propri punti di forza, che sono sempre presenti, anche se talvolta nascosti da anni di frustrazione.
Temo che ricevere un’etichetta sarebbe limitante per la mia identità
Una diagnosi non è un recinto, ma una mappa. L’obiettivo non è ridurre la tua complessità a una definizione scientifica, ma fornirti le parole per spiegare vissuti che fino a oggi potevano sembrare inspiegabili o “sbagliati”.
La tua identità rimarrà sempre un insieme ricchissimo di esperienze, sogni e valori; l’eventuale “etichetta” serve solo a darti il libretto delle istruzioni per gestire meglio le tue energie e le tue necessità. Sapere come funzioniamo non limita la nostra libertà, al contrario, ci permette di compiere scelte più consapevoli e rispettose di chi siamo davvero.
Trovo che i test psicologici non contemplino abbastanza le sfumature dei miei vissuti, sono delle approssimazioni
Hai ragione nel ritenere che i test siano delle approssimazioni. Nessun questionario o prova cognitiva potrà mai catturare l’intera gamma delle tue emozioni o la profondità del tuo mondo interiore. Proprio per questo, i test non vengono mai interpretati da soli.
Il colloquio clinico e il racconto della tua storia sono l’elemento essenziale che dà senso ai numeri. I test sono strumenti tecnici che ci offrono dei dati, ma è la relazione tra noi e il dialogo costante a trasformare quei dati in una comprensione reale. La tua soggettività non viene mai messa in secondo piano: è la cornice dentro la quale leggiamo ogni risultato.
Il giorno della batteria cognitiva sarò troppo agitato/a per arrivare al termine della prova
È del tutto normale sentirsi agitati all’idea di essere “esaminati”. Tuttavia, la batteria cognitiva non è un esame scolastico dove si viene bocciati o promossi. In sede diagnostica, osservare come gestisci l’ansia o come reagisci di fronte a un compito difficile è un dato clinico estremamente rilevante tanto quanto il risultato del test stesso.
Non è necessario che tu sia calmo o perfetto per arrivare al termine della prova. Il percorso è flessibile: possiamo fare delle pause, rallentare o suddividere gli incontri in più momenti se la stanchezza o l’agitazione diventano eccessive. Il mio compito è sostenerti e creare un clima di alleanza, non di giudizio.
Non riuscirò a superare la paura della batteria cognitiva
La paura della valutazione è spesso la paura di incontrare finalmente se stessi dopo tanto tempo passato a nascondersi. È un timore legittimo che merita rispetto. Se senti che questa preoccupazione è paralizzante, possiamo dedicare i primi incontri esclusivamente a esplorare questo blocco, senza alcuna fretta di iniziare i test.
Non devi “superare” la paura da solo per poter accedere al percorso; la paura può tranquillamente venire con te nella stanza dei colloqui. Impareremo insieme a gestirla, trasformandola da ostacolo a punto di partenza per il tuo viaggio di scoperta personale.
Se senti che queste risposte aprono nuove domande o se c’è un aspetto specifico della procedura che ti preoccupa particolarmente, possiamo parlarne insieme per trovare la modalità più serena per te.
