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Plusdotazione negli adulti, 4 pregiudizi

La plusdotazione è la presenza di una intelligenza e sensibilità così spiccate da essere presenti solo nel 2% della popolazione e da provocare difficoltà di adattamento alla normale vita sociale. Se ne parla spesso per quanto riguarda i bambini ma molto più raramente per quanto concerne gli adulti: ma quei bambini crescono e raramente sono individuati da insegnanti o psicologi!Oggi tanti adulti si trovano in uno stato di sofferenza inspiegabile che potrebbe essere più facilmente spiegato se conoscessero le proprie potenzialità.Ecco quindi quattro pregiudizi che rendono difficile far giungere il corretto aiuto alle persone adulte con plusdotazione.

1. La plusdotazione sparisce con l’età

Oggi si parla spesso di plusdotazione e un’attenzione sempre maggiore è rivolta all’identificazione della plusdotazione nei bambini. Molti percorsi vengono avviati da associazioni e Università per l’educazione dei bambini plusdotati nelle scuole.

Spesso si dimentica però che le bambine e i bambini plusdotati cresceranno, portando sempre con sé le proprie caratteristiche cognitive ed esprimendole in maniera diversa in base all’età.

Sembra invece opinione diffusa che la plusdotazione sparisca con l’ingresso nell’età adulta.

Questo rappresenta un pregiudizio in quanto la plusdotazione è congenita e caratterizza la struttura neurobiologica della persona.

2. Le persone plusdotate sono felici

Si crede che le persone plusdotate siano felici grazie ai traguardi che possono raggiungere con le loro generose risorse mentali. In realtà, la persona plusdotata adulta spesso non è una persona “di successo” come ci si aspetterebbe, realizzata nel lavoro, nelle amicizie e nella vita sentimentale. Al contrario, l’intensa attività mentale la porta a dubitare spesso di sé e delle proprie decisioni, e la lucidità di pensiero la porta ad essere dolorosamente consapevole dei propri limiti. Queste modalità di pensiero minano l’autostima e limitano le sue azioni sul mondo.

Inoltre, la sensazione di “essere diverso/a” e di non essere compreso/a dagli altri conduce a un mancato rispecchiamento nell’altro e a difficoltà nelle relazioni interpersonali.

E’ come se alla persona plusdotata mancasse il “manuale d’istruzioni” per vivere in società.

3. Le persone plusdotate si sentono superiori

Si potrebbe pensare che, forti delle loro potenzialità, che si esprimono nella logica ma anche nella creatività, le persone plusdotate vadano vantandosi delle loro capacità o dei risultati ottenuti, o quantomeno ne vadano fieri. In realtà, anche se spesso brillano negli studi e sono molto efficienti sul lavoro, gli alti standard che si impongono non permettono ai plusdotati di essere soddisfatti di quanto prodotto. Il perfezionismo che li anima li mette continuamente in gara, non con gli altri, ma con se stessi, in una lotta infinita.

L’insoddisfazione perenne rispetto agli ideali creati dalla loro potente immaginazione può condurre a sentimenti di inadeguatezza e inferiorità.

4. Le persone plusdotate sono molto motivate

Le persone plusdotate sono motivate in età adulta da valori molto forti e in età infantile e adolescenziale da interessi disparati che comunque si mantengono anche in età adulta.

I campi di indagine, che la persona plusdotata indagherà ad alti livelli di approfondimento, spaziano dalla scienza all’arte. La persona plusdotata si focalizzerà su un argomento fino a sviscerarlo del tutto e con voracità e desiderando anche mettersi alla prova in quel campo di studio, per poi passare a un altro ambito, con cicli che durano mesi o anche anni.

Ciò motiva fortemente la persona plusdotata, ma se qualcosa non la interessa o non coincide con i suoi valori, faticherà anche ad ascoltare una semplice conversazione.


P
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